Raga', scusate tanto (oggi mi sento davvero una seccatrice, ma non lo faccio per cattiveria), però mi sento un po' "smontata" da certi discorsi. Le ricerche che affondano le proprie radici in un passato remoto sono affascinanti, ma c'è qualcosa che non mi torna: non dovremmo concentrarci anche su argomenti che ci riguardano più da vicino?
Qualcuno lo ha già fatto, e quelli sono stati i post che ho letto con più interesse. Resta comunque un quesito che, francamente, mi urta nonpoco: siamo nel 2007 (ormai quasi 2008), perché non proporreargomentazioni concernenti la temporalità nel web? Perché Platone,Zenone e compagnia bella?
Mi spiego meglio: considero molti di voi miei amici e non mi permetterei mai di offendervi; mi rendo conto che tralasciare un passato dall'eredità culturale consistente sia decisamente troppo, però bisogna ammettere che gli ultimi sviluppi della tecnologia offrono spazi ben più ampi alla discussione e all'elaborazione di nozioni "originali", che potrebbero rivelarsi ben più innovative.
Insomma, è vero che dobbiamo sviluppare degli spunti teorici attraverso il nostro lavoro. Per far questo, però, non è necessario richiamarsi ad un ricordo così lontano (dai filosofi greci, che poi sono stati influenzati da quelli indiani, arabi e africani tout court, quindi non sono neanche tanto originali quanto si sarebbe indotti a credere). Qualche esempio: Roland Barthes, Jean Baudrillard, Gilles Deleuze. Anche senza andare a spulciare le loro opere (ma fatelo, ve lo consiglio), non è difficile mettersi a tavolino a meditare sulla concezione del tempo nell'ambito delle moderne tecnologie. E anzi, se riuscite a reperire un po' di materiale sui signori che vi ho citatoprima, potreste trovarlo molto interessante, al massimo divertente. Disicuro, non vi annoierete.
Mi piacerebbe discutere sul cosiddetto "tempo virtuale". Perché è quello in cui ci troviamo immersi ogni volta che accediamo alla rete.
Esempio semplicissimo, se noterete l'ora del mio intervento, vi accorgerete che è stato scritto alle 3.15 del mattino. Io me ne sonoaccorta solo ora, giuro. Sono sveglia dalle 6.30, tra breve saranno 24ore che non chiudo occhio, ma non mi sento affatto stanca. Non qui,non se sono direttamente interessata ad una discussione o ad unasemplice chiacchierata in chat...
Baciozzi e buon risveglio (solo a voi, per me non vale neanche la pena sonnecchiare ormai)
cara giulia, volevo dirti che hai perfettamente ragione sul fatto che dobbiamo puntare al presente, ma se non facciamo un salto nel passato, comepotremmo mai capire il presente? comunque tanto per restare in tema vorrei proporre il pensiero di unautore francese, ossia Marcel Proust, autore dell'opera A LA RECHERCHE DU TEMPS PERDU. In questa opera Proust, sicuramente influenzato dalle teorie di Bergson e in parte di Freud, riduce ogni vicenda, ogni situazione e ogni realtà oggettiva a qualcosa di puramente soggettivo, di modo che esse risultano prive di qualsiasi consistenza e hanno significato solo per l'autore perché sono il risultato di un recupero della memoria all'interno della dimensione inconscia dell'individuo. Di fatto, la memoria è intesa come l'unico strumento di conoscenza che l'uomo ha a disposizione: solo la memoria, opportunamente stimolatadagli oggetti esterni, può portare alla luce della coscienza l'esperienza, le sensazioni e le emozioni passate di cui l'io di ogniindividuo è costituito.
il passaggio che mi interessa mostrare è quello del cambiamento teorico dei pensatori nel corso del tempo, se con Kant il tempo era puramente qualcosa di oggettivo e quindi superiore all'uomo, citando questo autore ci si rende conto della perdita di onnipotenza del tempo data da una acquisizione di dominio dell'uomo il quale soggettivizza il tempo e ne diventa padrone attraverso la memoria. ecco mostrata la valenza del nostro escursus storico, che appare inutile, ma in realtà serve a farci capire come si sia sviluppato il pensiero odierno. buona giornata a tutti. |